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Dati degli utenti su Facebook

Pubblicato il: 23/01/2018

Secondo il rapporto emesso da Facebook sulla trasparenza delle proprie attività per il primo semestre del 2017, è evidente come i governi intendano utilizzare i dati degli utenti raccolti sul social network per indirizzare politiche e condurre analisi socio-economiche. 

Facebook si è impegnato negli ultimi anni ad emettere relazioni periodiche dei dati concessi e dei dati richiesti da enti esterni; l’obiettivo è favorire la trasparenza del lavoro che il social conduce sulla raccolta e l’elaborazione delle informazioni, sottolineando quali sono le linee guida in queste attività. Facebook ha di fatto posto dei limiti rispetto ai dati che può condividere, nonostante le richieste esterne siano in continuo aumento: nella prima metà del 2017, 78.890 sono le domande di dataset da parte di governi, aziende ed enti. 

In particolare, da parte dei governi nazionali aumenta l’interesse verso questi aggregati di informazioni della popolazione: Stati Uniti, India, Regno Unito, Germania e Francia sono stati i Paesi più attivi nel presentare richieste di dati, rappresentando rispettivamente il 41%, il 12%, il 9%, il 7% e il 6% dell’ammontare totale di richieste. Ciascuno di questi governi ha ottenuto in più del 50% dei casi la concessione delle informazioni (per gli Stati Uniti si è raggiunto persino l’85%). 

Nel primo semestre del 2017, l’Italia ha fatto richiesta di dati in particolar modo per i casi di criminalità, su cui però Facebook non ha emesso informazioni troppo specifiche, come sottolinea il rapporto. Le categorie di richiesta sono state quindi i dati legati ai procedimenti penali (2.152 richieste) a cui Facebook ha concesso l’apertura per il 60,06%, e le informazioni in casi di emergenza (112 richieste), rilasciate per il 79% dei casi. 

I dati non concessi dal social network hanno totalizzato, sempre per il primo semestre del 2017, oltre 28.000 domande non accolte, rispetto alle 6.994 del trimestre precedente. Un risultato questo che delinea un forte interesse delle istituzioni a captare informazioni in maniera sempre più massiccia; informazioni che non sempre il social network decide di emettere (soprattutto quando si tratta di dati altamente sensibili, come nel caso della sparatoria in una scuola del Messico su cui Facebook ha bloccato migliaia di contenuti).

L’ostacolo a concedere i dati risiede non soltanto nei principi di Facebook sulla divulgazione delle informazioni degli utenti, ma anche nella segretezza che i governi stessi richiedono. Come dichiarato dai piani alti di Facebook: “il 57% delle richieste di dati che abbiamo ricevuto dalle forze dell’ordine negli Stati Uniti contenevano un ordine di non divulgazione che ci proibiva di notificare all’utente alcunchè in merito”.

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