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Web Tax: cos'è e perchè se ne parla

Pubblicato il: 05/12/2017

Un emendamento alla Legge di Bilancio propone in queste settimane di introdurre l’imposta del 6% sui ricavi digitali, già approvata dalla commissione Bilancio del Senato, per tutti i soggetti attivi sui canali digitali, escluse le imprese agricole, gli attori che hanno aderito al regime forfettario e i cosiddetti “minimi”. 

Grazie alla web tax, l’Agenzia delle Entrate sarà in grado, infatti, di monitorare tutte le transazioni digitali dei grandi player del web che operano in Italia; e, secondo quanto stabilito dall’emendamento, per non penalizzare le imprese residenti nel territorio, entrerà in gioco il credito d’imposta pari all’imposta digitale versata sulle transazioni digitali che potrà essere utilizzato ai soli fini dei versamenti delle imposte sui redditi. Così l’eventuale eccedenza potrà essere utilizzata come compensazione per il pagamento di Irpef, Ires e Irap. 

Il gettito atteso dalla web tax per il 2018 è stimato tra i 100 e i 200 milioni, ma i ritardi legislativi rischiano di non far partire questo sistema: l’approvazione definitiva dell’imposta sul transato digitale deve essere approvata entro il 30 aprile 2018, con conseguente avvio del sistema di tassazione per il 2019. 

Si tratta quindi di un iter sempre più lungo e sempre meno definito: il problema, come sottolineano alcuni esperti, sta proprio nella definizione del testo di legge. Non solo il rischio è che ad essere tassati siano le piccole realtà - e persino gli utenti finali -, senza scalfire i grandi brand digitali, ma anche che alcuni assumano ruoli non ben definiti in questo nuovo flusso.

Il testo parla infatti di “intermediari finanziari” impegnati a detrarre il 6% della transazione, col rischio quanto più evidente che questi attori non siano in grado di intercettare nella maniera corretta i flussi di acquisto/vendita online. Ovvero, in quale maniera l’intermediario riconosce che l’oggetto della transazione è un servizio digitale? Chi dovrebbe comunicarlo, altrimenti? L’impresa che fornisce il servizio o il cliente stesso? 

In tutto questo, poi, è chiaro che ad essere maggiormente colpite dall’imposta sulle attività web saranno le PMI italiane, che si stanno affidando sempre più ai servizi digitali. Usufruire di marketplace online comporterà quindi il rischio di un aumento dei costi sul servizio, facendo diminuire i guadagni effettivi sulla vendita del prodotto.

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