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Tecnologia e digitale, le competenze richieste per le nuove risorse

Pubblicato il: 12/09/2017

Secondo l’indagine Excelsior curata da Unioncamere in collaborazione col Ministero del Lavoro (2017), le nuove figure richieste dalle aziende italiane devono presentare profili altamente specializzati nel mondo delle competenze tecnologiche e digitali. Un occhio di riguardo quindi ai percorsi di formazione in ingegneria, economia, statistica e comunicazione applicati al campo hi-tech.

Dai dati della ricerca per l’anno 2016, le imprese sono in cerca di risorse con “high skills” in grado di ricoprire importanti ruoli specialistici e tecnici all’interno dell’azienda, soprattutto nell’ambito digitale. La domanda di esperti in questo campo cresce dell’82% (in particolare per gestori di reti e di sistemi telematici), insieme alla richiesta di progettisti di sistemi (45%) e di tecnici web (41%). Questi trend positivi sono il segnale di una costante ricerca sul mercato di nuovi strumenti e conoscenze per sfruttare al meglio le opportunità offerte dal digitale al mondo business. 

Multichannel architect, Big Data expert e IT security specialist sono sul podio delle figure professionali richieste dalle aziende che intendono potenziare il proprio impatto sul web; a queste poi si aggiungono risorse specializzate in analisi strategica e in marketing promozionale per quanto riguarda le piattaforme messe a disposizione dal mondo online. 
I veri motori di questa nuova domanda sul mercato del lavoro da parte delle aziende sono rappresentate dalle nuove esigenze: dall’implementazione e integrazione dei mezzi di comunicazione tradizionale (tv e radio) con quelli digitali (sito web, social media), fino alla protezione dei dati e alla messa in sicurezza dei diritti legali via web. 

L’elevata specializzazione di queste posizioni aziendali permette alle nuove risorse di ambire a retribuzioni annue oltre la media degli occupati dipendenti, proprio grazie all’unicità delle competenze spese all’interno dell’azienda. Questo però significa anche che la richiesta da parte della divisione recruiting di un’impresa sia molto esclusiva e, nonostante la domanda sia numerosa e vi siano molti laureati specializzati in Italia, queste posizioni lavorative rischiano di rimanere vacanti. Spesso, infatti, le competenze in possesso ai candidati non risultano sufficienti per colmare le esigenze aziendali (quasi il 14,8% delle candidature sono considerate inadeguate). 

Il divario che si viene a creare tra domanda e offerta è il risultato degli investimenti (spesso poco mirati e professionalizzanti) per i percorsi formativi dei più giovani. Numerose sono le discussioni in sedi istituzionali per realizzare progetti e iniziative in grado di avvicinare le nuove risorse al mondo del lavoro e integrare le competenze teoriche alla realtà aziendale dove poter passare alla pratica. Del resto l’esperienza lavorativa risulta un fattore discriminante per la maggior parte delle aziende, secondo l’indagine: nel 79,6% dei casi viene verificata la presenza di un impiego precedente soprattutto nel CV dei laureati. 

L’obiettivo di programmi di ristrutturazione nel campo dell’istruzione è proprio quello di colmare il gap tra esigenze hi-tech nelle imprese e professionalità dei neo-laureati, favorendo quindi la crescita economica su due fronti: da un lato le aziende (dai grandi player alle realtà medio-piccole) sono in grado sempre più di potenziare le proprie attività di business all’interno del mondo web grazie a strumenti e tecniche capaci di intercettare le giuste opportunità; dall’altro le nuove risorse possono entrare a far parte di percorsi formativi altamente professionalizzanti e quindi accedere più velocemente al mondo del lavoro, così da rispondere in maniera più efficace alle richieste del mercato. 

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