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Digital Export: quando il mercato digitale supera i confini

Pubblicato il: 07/09/2017

L’export digitale permette alle aziende di sfruttare i canali online per aumentare i flussi di vendita grazie ad eCommerce e marketplace verso i mercati internazionali; ad oggi questo strumento rappresenta un’opportunità unica per l’imprenditoria italiana, che da sempre è in grado di fornire prodotti e servizi di qualità ai clienti esteri e quindi fortificare il mercato italiano grazie al made in Italy.

Si tratta di una strada sempre più appetibile per le aziende nazionali, se pensiamo che nel 2016 il mercato dell’export digitale ha raggiunto un valore di 7,5 miliardi di euro con una crescita del 24% rispetto all’anno precedente. Nonostante questo strumento non sia ancora utilizzato in maniera massiccia (rappresenta il 6% dell’export italiano), secondo l’Osservatorio Export PoliMi, in Italia 210mila imprese sono realtà esportatrici e rappresentano il vero potenziale del sistema economico del Paese.

I maggiori problemi derivanti dall’uso dei canali digitali nelle esportazioni sono i bassi livelli di competenza strategica di questi strumenti: se l’adozione dell’eCommerce verso l’estero può risultare una scelta vincente, è necessario potenziare le capacità delle singole aziende nel gestire non solo produzione e distribuzione per l’export, ma anche l’integrazione dei canali tradizionali con quelli digitali.

Sono quindi necessari grandi investimenti: ad oggi le imprese che sono riuscite ad incanalare questa innovazione provengono dal settore della moda, del design e dell’alimentare (che però gestisce con fatica la logistica per i prodotti freschi).

Secondo l’evoluzione del mercato, l’export digitale avviene per canali diretti grazie alla costruzione di eCommerce di proprietà aziendale, oppure attraverso fornitori terzi che mettono a disposizione piattaforme online di vendita (come i retailer tra cui Zalando e Yoox, o i marketplace come Amazon ed eBay). Ad oggi il primo canale (quello diretto) ha registrato un flusso economico di 2 miliardi di euro, mentre le soluzioni indirette di operatori esteri hanno generato un valori di 5,5 miliardi di euro.

Per l’Italia l’export digitale si concentra sull’Europa (con particolari afflussi verso l’est) e sugli Stati Uniti che, assieme alla Cina, rappresentano il vero mercato di opportunità per il made in Italy. Il motivo risiede principalmente nei grandi numeri di utenti della rete (in Cina circa 688 milioni di cittadini) e nella crescita esponenziale delle transazioni effettuate online. Per questi mercati, però, non solo bisogna superare i limiti di digitalizzazione e innovazione, ma anche e soprattutto quelli di gestione delle vendite in mancanza di logistiche di proprietà, di strutture distributive e di export manager in grado di organizzare in maniera efficace i flussi di esportazioni a lungo raggio grazie al digitale.

Secondo le indagini dell’Osservatorio, condotte nella primavera scorsa, i margini italiani per il digital export sono interessanti, ma devono essere accompagnati dalle alcuni cambiamenti non solo culturali e tecnologici, ma anche politici e normativi: dal potenziamento della rete distributiva alle competenze in campo digitale, agli strumenti di pagamento smart, fino alla regolamentazione legislativa in merito alle modalità di accesso ai mercati esteri (e quindi relative barriere). 

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