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E-skills: il report europeo registra molti ritardi italiani

Pubblicato il: 01/09/2017

Nel dicembre 2016 la Commissione Europea ha lanciato il progetto di “Competenze digitali e collaborazione professionale” a seguito delle indagini effettuate nel triennio precedente, attraverso cui le istituzioni comunitarie intendono comprendere lo stato d’avanzamento della digitalizzazione europea. L’obiettivo di questo progetto dedicato alle nuove competenze vuole contribuire ad innovare l’industria all’interno dei singoli mercati nazionali e, più in generale, ad aumentare l’efficienza del mercato unico europeo.

Secondo il Manifesto delle e-Skills, rilasciato nello stesso mese dello scorso anno, è necessario mettere a punto una serie di programmi educativi e formativi che accompagnino in maniera coerente ed efficace tutto il processo di digital transformation che il mercato e la società richiedono. In previsione di questi investimenti, la Commissione ha attivato delle ricerche di mercato dedicate ai diversi stati membri e il report italiano ha fornito dati contrastanti. 

Sul mercato nazionale sono due le principali competenze ICT richieste: il management dei progetti ICT e le attività di architettura orientata al servizio ICT. Per semplificare, qualsiasi azienda che abbia a che fare con delle tecnologie avanzate deve necessariamente dedicare una o più risorse alla gestione delle operazioni ICT, risorse che devono quindi rispondere a determinati livelli di conoscenza sul campo tecnologico e digitale nonché ad attitudini e capacità manageriali. Gli esperti tecnici di un’azienda sentono sempre più la necessità di innovare le loro competenze integrando il know-how specifico con le esigenze del business digitale: in questa direzione nascono le professioni di digital marketer, social media manager e business analytics expert.

Per il caso italiano, questi trend si sono evidenziati maggiormente nelle aziende di telecomunicazioni e nel settore della finanza, in cui gli addetti ai lavori hanno dovuto aumentare progressivamente il loro livello di competenze tecniche utili alle attività di business. Non solo: diventa urgente trasportare queste conoscenze anche al di fuori dei reparti specializzati e diffondere le competenze digitali anche in altri uffici o settori dell’azienda (ristrutturando così anche buona parte dell’organizzazione interna). Cresce infatti la necessità di un linguaggio comune diffuso e funzionale alle attività quotidiane, in modo da assicurare il lavoro di base e permettere ai professionisti in campo ICT di profilarsi in maniera mirata sugli ambiti delle digital skills.

Dal rapporto della Commissione, nonostante vi sia questa crescente domanda in e-Skills di specializzazione da un lato e di universalizzazione dall’altro, rimangono d’ostacolo tutti i problemi culturali italiani legati alla formazione digitale. Una vera e propria barriera blocca il sistema Paese a causa della gestione decennale del business delle PMI che pare non cogliere le opportunità offerte dai nuovi strumenti digitali. Le strategie aziendali sono radicate nella tradizione e frenate nella possibilità di ampliare il ventaglio dell’innovazione.

Ad accompagnare questo generale atteggiamento di resistenza sono presenti anche numerosi ostacoli normativi soprattutto nel mercato del lavoro ed evidenti ritardi nelle infrastrutture messe a disposizione a livello statale. Si tratta quindi di una congiuntura multipla che impedisce al sistema italiano di perseguire la strada della digital transformation, nonostante gli evidenti sforzi politici per favorire ed incentivare le imprese ad intraprendere investimenti di innovazione e digitalizzazione. E non solo: proprio nell’ottica di implementare le competenze professionali delle e-Skills, le amministrazioni stanno strutturando dei programmi formativi ad hoc che interessano non solo i professionisti ma anche e soprattutto le nuove generazioni. 

L’obiettivo è dar vita a un ambiente economico e sociale che sia in grado di rispondere nel futuro prossimo a tutte le richieste del mercato internazionale. Nonostante, però, questi progetti di formazione integrata, il report europeo classifica l’Italia come un paese in contraddizione tra la spinta all’innovazione e l’impossibilità di potenziare la transizione verso la digitalizzazione proprio a causa di evidenti lacune in termini di competenze e capacità: il sistema italiano fatica a rimanere in linea con i livelli di performance delle industrie europee.  

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